RENRAKU – WAZA 

 

Il nostro approccio al renraku-waza rientra nel più ampio capitolo dello studio delle opportunità, nel senso che i renraku sono uno dei tanti modi in cui si può creare o sfruttare una opportunità, e verranno quindi analizzati in funzione di tale scopo.

I renraku sono combinazioni di tecniche, rappresentano cioè i modi per continuare l’azione quando il primo attacco non ha sortito l’effetto desiderato. Dopo che la prima azione è fallita o non ha comunque conseguito un risultato completo, vuoi per bravura di uke a sottrarvisi, vuoi per errore tecnico di tori, la situazione risultante può fornire comunque l’opportunità per proseguire nel proprio attacco. Dal punto di vista del nostro studio non vi sarà nessuna differenza se l’opportunità che si viene a creare sia effettivamente dovuta al fallimento di un attacco o se sia invece ricercata intenzionalmente, cioè se il primo attacco sia stato condotto appositamente per creare l’opportunità per un’ulteriore azione più decisiva.  Perché questa prosecuzione sia considerata un renraku-waza occorre che la tecnica successiva sfrutti effettivamente l’ opportunità che si è venuta a creare e che sia eseguita in tempi sufficientemente stretti da rendere credibile tale concatenazione; in caso contrario dovremo considerare i due attacchi successivi come tra loro indipendenti.
Il metodo da noi proposto per lo studio dei renraku-waza prevede la suddivisione in quattro gruppi:

  1. NAGE WAZA → NAGE WAZA  : Dopo una tecnica di proiezione si prosegue con una tecnica di proiezione.
  2. NAGE WAZA →  KATAME WAZA :  Dopo una tecnica di proiezione si prosegue con una tecnica di controllo.
  3. KATAME WAZA →  KATAME WAZA : Dopo una tecnica di controllo si prosegue con una tecnica di controllo.
  4. KATAME WAZA →  NAGE WAZA : Dopo una tecnica di controllo si prosegue con una tecnica di proiezione.

All’interno del primo gruppo effettuiamo una ulteriore suddivisione in base al modo in cui si viene a creare l’opportunità che sfrutteremo con la seconda tecnica ed alla direzione nella quale si sviluppa tale opportunità. Sebbene un approfondimento analogo potrebbe essere condotto anche negli altri tre gruppi, in realtà riteniamo che questo ulteriore impegno non ci porterebbe una migliore comprensione della dinamica di questi renraku-waza; tratteremo quindi questi altri gruppi in modo globale.

Precisiamo inoltre che il nostro studio del renraku-waza a questo livello terrà conto soprattutto delle possibili reazioni istintive di uke; l’applicazione di tecniche di difesa specificatamente elaborate e la possibilità di rispondere a queste difese con renraku ad hoc, non verrà contemplata nella presente trattazione.

Non verranno nemmeno contemplate le finte (damashi-waza): pur essendo consapevoli dell’effettiva efficacia di queste azioni, riteniamo che rappresentino un caso particolare di sfruttamento della reazione di uke difficilmente dimostrabile a livello di esame. In tutti i casi qui descritti il primo attacco dovrà quindi essere condotto con l’intenzione di portarlo a termine e solo il suo fallimento costringerà a ricorrere ad un renraku-waza.

 

 

NAGE WAZA→ NAGE WAZA

Possiamo suddividere lo studio di questo gruppo secondo due diversi principi, in funzione della direzione del secondo attacco, la quale a sua volta dipende dal tipo di opportunità che ci proponiamo di sfruttare:

 

1) NELLA STESSA DIREZIONE

Si sfrutta lo squilibrio che abbiamo creato, il risultato parzialmente ottenuto dalla prima tecnica. Il primo attacco non ha dato luogo ad un esito definitivo, ma ha comunque ottenuto qualcosa, un parziale risultato che andremo poi ad amplificare con la seconda azione. Si può ad esempio insistere nell’attacco continuando nello stesso modo, con la medesima tecnica o meglio con una analoga di maggior potenza, oppure si può sommare all’effetto ottenuto dalla prima tecnica un attacco portato ad un punto diverso del corpo di uke.

Esempi:

AVANTI – AVANTI

• seoi-nage →  seoi-otoshi —- seoi-otoshi consente di abbassarsi ulteriormente per sviluppare maggior potenza.
• koshi-guruma →  soto-maki-komi —  l’avvitamento produce maggior potenza.
• uchi-mata →  tai-otoshi —con la seconda tecnica si attacca un punto diverso.

INDIETRO – INDIETRO

• o-soto-gari  o-soto-guruma — si utilizza una tecnica più potente
• o-soto-gari  ko-soto-gari — si attacca successivamente anche l’altra gamba
• ko-soto-gari  tani-otoshi —  il sutemi aggiunge maggior potenza 

DESTRA – DESTRA 

• okuri-ashi-barai → yoko-otoshi — si attacca una zona diversa del corpo 

2)  IN DIREZIONE OPPOSTA

Si sfrutta la reazione di uke, la sua forza o comunque l’azione mediante la quale è riuscito a frustrare il nostro attacco. La reazione di uke è stata sufficientemente energica da annullare completamente il nostro tentativo: non rimane quindi più nulla da sfruttare della prima tecnica. Si cercherà allora di utilizzare l’eccesso di reazione di uke, in direzione opposta o comunque diversa da quella del primo attacco. 

Esempi:

AVANTI – INDIETRO

• seoi-nage  ko-uchi-gari — uke avanza un poco resistendo indietro
• hiza-guruma  o-soto-gari — si sfrutta la resistenza indietro di uke
• seoi-nage  sukui-nage — uke arretra circolarmente resistendo indietro 

INDIETRO – AVANTI

• ko-uchi-gari  o-guruma — uke toglie il piede resistendo in avanti
• o-uchi-gari  tai-otoshi — uke toglie il piede resistendo in avanti 
• ko-soto-gari  tai-otoshi a sin. — uke sposta il peso sull’altra gamba e resiste in avanti 

DESTRA – SINISTRA 

Comprende le combinazioni in cui si ha un cambio di direzione. Il termine generico, mantenuto per motivi storici, intende in realtà riferirsi a tutte quelle situazioni in cui uke reagisce non esattamente in direzione contraria ma cercando di riacquistare il proprio equilibrio agendo in una qualsiasi altra direzione. 

• o-uchi-gari  ko-uchi-gari — uke arretra spostando il peso sull’altra gamba
• tsurikomi-goshi  sode-tsurikomi-goshi —  uke avanza sulla gamba destra spostandovi il peso 
• ura-nage  yoko-guruma — uke schiaccia verso terra per non essere sollevato (come nel nage-no-kata)

 

 NAGE WAZA →  KATAME WAZA 

Il primo attacco ottiene l’effetto di portare a terra uke, ma senza conseguire un vantaggio decisivo. Si può quindi passare ad una tecnica di controllo il cui effetto deve essere immediato per poter essere considerata proseguimento della prima azione. La prima tecnica deve sempre essere tirata con intenzione, soprattutto nel caso dei sutemi, per evitare di incorrere nelle sanzioni per “trascinamento a terra”. 

Esempi: 

• o-soto-gari →  kesa-gatame — tori prosegue immediatamente a terra immobilizzando
• tomoe-nage →  ude-hishigi-juji-gatame — uke resiste inginocchiandosi con il braccio teso
• sumi-gaeshi →  tate-shiho-gatame — tori rimane aggrappato ad uke e rotola con lui finendogli sopra

KATAME WAZA →  KATAME WAZA 

In questo caso per poter parlare di renraku-waza occorre che il passaggio dalla prima alla seconda tecnica non sia dettato da preferenze personali ma dall’effettivo fallimento, o rischio di fallimento, del primo attacco. 

Esempi:

• kuzure-kesa-gatame  kuzure-yoko-shiho-gatame — uke cerca di liberarsi voltandosi verso tori
• kuzure-kesa-gatame  ude-hishigi-waki-gatame — uke si libera voltandosi a pancia in giù
• sankaku-jime  ude-hishigi-ude-gatame — uke riesce a difendersi dallo strangolamento 

 

KATAME WAZA →  NAGE WAZA 

Il primo attacco deve essere effettuato dalla posizione in piedi per poter proseguire con una tecnica di proiezione. Si possono considerare quindi soltanto leve e strangolamenti. In entrambe i casi la prima azione potrà servire soltanto a distrarre l’attenzione di uke dall’attacco principale oppure creare una effettiva opportunità grazie alla reazione di uke per sottrarsi all’attacco.

Esempi:

• tsukkomi-jime  harai-goshi — uke ruota il busto per sottrarsi allo strangolamento
• ryote-jime  tomoe-nage — uke si curva in avanti per diminuire l’efficacia dello strangolamento
• ude-hishigi-waki-gatame → ko-soto-gari — uke si preoccupa eccessivamente per la leva, esponendosi al secondo attacco