Periodo Nara  (710-794)

Fino al termine del VII secolo il Giappone non aveva mai avuto una vera capitale. Secondo le antiche credenze shintoiste la morte veniva considerata un avvenimento impuro: infatti tutti coloro che avevano a che fare con esseri morti, non solo i becchini ma anche i macellai, erano considerati al più basso gradino della scala sociale, al pari degli “intoccabili” indiani. A ragion di ciò la morte di un imperatore rendeva impuro il luogo dove aveva abitato e quindi il successivo imperatore trasferiva la corte in un altro villaggio.

Solo nel 710 la raggiunta complessità dell’amministrazione centralizzata, formatasi a seguito delle riforme dell’ultimo periodo Yamato, rese improponibile continuare a trasferire il governo da un luogo all’altro ed indusse a mantenere una capitale stabile. Venne così progettata e costruita la prima vera città del Giappone: Nara.  Prendendo a modello Chang’an, la capitale cinese, anche Nara fu costruita su pianta rettangolare, di cinque chilometri per quattro, con un reticolo di lunghe strade parallele ai lati. Vi furono costruiti sobri padiglioni per la corte ed il governo e grandiosi edifici religiosi legati alla diffusione del buddhismo, che era ormai divenuto religione ufficiale di corte accanto allo shintoismo. Il tempio più grande fu quello del Todaiji che ospita l’immane statua del Buddha in bronzo e oro.

Il Todai-ji di Nara

La statua di Buddha del Todaiji, alta 16 metri

Nel periodo Nara il clero buddhista acquistò un enorme potere di cui approfittò non solo per accumulare ricchezze per i templi, ma spesso per intromettersi nella politica e negli affari di governo. Il culmine fu raggiunto dal monaco Dokyo che, riuscito a plagiare la debole imperatrice Koken, si fece nominare primo ministro, poi si installò a corte come un principe consorte ed infine tentò di impadronirsi del trono. Pochi anni più tardi l’imperatore Kammu per arginare l’invadenza dei monasteri buddhisti prese la drastica decisione di trasferire ancora una volta la corte e nominò come nuova capitale Heian, la futura Kyoto, proibendo ai monaci di trasferirsi nella nuova capitale. Kyoto rimarrà capitale del Giappone fino al diciannovesimo secolo. Inoltre il rischio corso fece sì che da allora gli imperatori furono sempre scelti tra i discendenti maschi.