KATAME NO KATA

Il Katame no kata è il kata delle tecniche di controllo. Insieme al Nage no kata costituisce il Randori no kata, cioè il modello delle tecniche che si possono eseguire durante il randori. È costituito da 15 tecniche suddivise in 3 gruppi: osae, shime e kansetsu.

Il kata si esegue sempre immaginando la presenza di uno o più spettatori verso i quali la dimostrazione è rivolta; il lato sul quale tali spettatori sono disposti è considerato lato d’onore e viene chiamato KAMIZA, oppure SHOMEN, oppure JOSEKI. Guardando il lato d’onore, Tori si trova a sinistra ed Uke a destra, ad una distanza tra di loro di circa 18 piedi (5,40 metri), equivalenti alla lunghezza di tre materassine giapponesi; è importante mantenere esattamente questa distanza: se ci si mette a tre materassine italiane (6 metri) in alcuni momenti ci si troverà poi troppo lontani e sarebbe quindi necessario introdurre dei passi in più. Tori ed Uke sono in posizione eretta a piedi uniti, l’uno di fronte all’altro; entrambe si voltano contemporaneamente verso il lato d’onore ed eseguono contemporaneamente ritsu-rei, quindi tornano a fronteggiarsi ed eseguono za-rei. Se i due praticanti non erano già sulla materassina, al momento dell’entrata avranno fatto il regolare saluto d’ingresso, ma questo saluto non fa parte della dimostrazione: il kata inizia e termina con il saluto al lato d’onore.

Terminato il saluto Tori ed Uke eseguono contemporaneamente un lungo passo in avanti andando in shizen-hon-tai. A questo punto si trovano a 12 piedi di distanza (due materassine). Dopo un attimo di sosta per concentrarsi, entrambi assumono la posizione di kyoshi (il M° Koike la chiamava ko-kyoshi): si piega la gamba sinistra, con il piede puntato, ponendo il ginocchio a breve distanza dal piede destro, quindi usando la mano destra si sposta la gamba destra fino a portarla ad una inclinazione di circa 45°, con distanza del piede dal ginocchio sinistro equivalente a circa la larghezza delle spalle, poi insistendo nella trazione della mano si allarga la gamba un poco di più, senza spostare il piede che rimane inclinato di 45°; il movimento va effettuato spostando la gamba con la mano e non muovendo la gamba autonomamente; il busto è eretto, il braccio sinistro disteso naturalmente lungo il fianco, la mano destra rimane sul ginocchio.

Dopo un attimo Uke chiude avvicinando il piede destro al ginocchio sinistro ed avanza di un lungo passo. Si avanza e si indietreggia sempre nella posizione chiusa, facendo scivolare sulla materassina il ginocchio ed il piede puntato, busto eretto, senza inclinarsi in avanti, senza dondolare, mantenendo il braccio sinistro fermo lungo il fianco. Si avanza muovendo prima la gamba destra e si indietreggia muovendo prima la sinistra. Effettuato il passo Uke torna ad aprire le gambe e dopo un attimo si sdraia: appoggia la mano destra a terra davanti al ginocchio sinistro e, sorreggendo il peso sulla mano e sulla punta del piede sinistro, solleva il corpo da terra e torcendosi infila la gamba destra di fianco alla sinistra e la distende portandola ben al di là della sinistra che quindi rimane piegata. Uke si posiziona così completamente disteso al suolo lungo l’asse del kata, la testa appoggiata a terra, le braccia distese lungo i fianchi, la gamba sinistra piegata ed appoggiata al suolo con la pianta del piede. In questo momento Uke si trova con la testa al centro dell’area del kata, a circa un metro e mezzo di distanza da Tori.

1° gruppo: OSAE WAZA

Kesa-gatame

Tori si alza in piedi. Per farlo chiude avvicinando il piede destro al ginocchio sinistro quindi si alza andando direttamente in shizen-hon-tai. Ruota di 45° in direzione del lato destro di Uke ed inizia a camminare partendo con il piede sinistro. Si porta ad una distanza da Uke, chiamata TOMA, equivalente a circa 4-5 piedi. Si ferma un attimo in shizen-hon-tai, quindi scende in kyoshi. Chiude, avanza di due passi e torna ad aprire ad una distanza, chiamata CHIKAMA, di circa 1 piede o poco più. Dopo un attimo chiude nuovamente ed esegue un ulteriore piccolo passo portandosi a contatto di Uke.

Tori afferra il braccio destro di Uke prendendolo con la mano destra all’altezza del polso dal di sopra e con la mano sinistra all’altezza del gomito dal di sotto, quindi porta il braccio di Uke sotto la propria ascella sinistra andando ad afferrare con la mano sinistra all’altezza del braccio, verso l’ascella. Successivamente appoggia la mano destra sul tatami all’interno dell’ascella sinistra di Uke e, reggendo il proprio peso sulla mano destra e sul piede sinistro, fa scivolare la gamba destra sotto la sinistra aprendo le gambe nella posizione di kesa-gatame. La mano destra, da sotto l’ascella, si appoggia e controlla la spalla sinistra di Uke. La posizione in effetti è quella di kuzure-kesa-gatame, ma nel kata viene chiamata kesa-gatame, non è mai specificato chiaramente il perché. Quando Tori ritiene di aver completato il controllo, segnala di essere pronto stringendo per un attimo con maggior forza.

A questo punto Uke esegue almeno tre tentativi di liberarsi, ai quali Tori risponde con altrettanti movimenti volti a neutralizzare l’azione di Uke. Questi movimenti non sono codificati, ma ciascuno di essi deve dimostrare di sfruttare la situazione per cercare di trarne un vantaggio; a sua volta Tori cambierà la propria posizione per contrastare l’azione di Uke, il quale cercherà poi di sfruttare le debolezze di questa nuova posizione per effettuare il suo tentativo successivo. Al termine Uke segnalerà la propria resa battendo due volte al suolo o sul corpo di Tori. A questo punto Tori si riporterà nella posizione di partenza e la manterrà per alcuni secondi per mostrare l’efficacia della tecnica. Sarà quindi opportuno, al termine delle varie azioni, trovarsi in una posizione non troppo lontana da quella di partenza, in modo da potervi tornare senza movimenti scomposti. Questi principi di esecuzione verranno applicati a tutte e cinque le tecniche di immobilizzazione del kata. Al termine di ogni tecnica Tori, prima di allontanarsi, dovrà rimettere a posto tutto quanto aveva spostato, mentre Uke riposizionerà autonomamente le parti che aveva spostato da solo; Tori dovrà infine controllare che tutto il corpo di Uke sia in posizione corretta, provvedendo eventualmente a sistemare quanto ancora fuori posto.

Forniamo alcuni esempi dei metodi per liberarsi, tratti dalle videocassette del Kodokan di Tokyo.

Primo metodo. Uke afferra con entrambe le mani il gomito sinistro di Tori e lo comprime verso di sé tentando di portarlo in leva. Tori risponde portando la gamba sinistra, in appoggio sulla pianta del piede, in avanti verso la testa di Uke per puntellarsi e fare forza. La gamba destra rimane inginocchiata ad una certa distanza dal corpo di Uke.

Secondo metodo. Uke approfitta della distanza rimasta per cercare di infilare il ginocchio destro davanti a quello di Tori, nel tentativo di agganciargli la gamba. Tori sposta il ginocchio contro il fianco di Uke e si avvicina andando a chiudere la distanza rimasta tra lui ed Uke; l’altra gamba può venir spostata verso l’esterno a seconda della necessità, in funzione dei movimenti di Uke, per controbilanciare la sua azione e fornire maggior pressione sul corpo di Uke.

Terzo metodo. Uke cerca di approfittare della posizione un po’ alta di Tori per rovesciarlo: afferra la cintura con la mano sinistra e, sfruttando la spinta di Tori e la maggior quantità di peso portata sul proprio corpo, cerca di ribaltarlo verso la propria sinistra. Tori si sposta fino a trovarsi dalla parte della testa di Uke, a gambe larghe e tese, sedere molto alto, testa appoggiata a terra vicino alla propria mano destra e riesce così a puntellarsi quanto basta a resistere alla trazione di Uke. Uke dà il segnale di resa battendo due volte. Nel corso di tutti questi movimenti non viene mai abbandonata la presa al braccio destro di Uke.

Terminata la tecnica e dopo aver ripreso per alcuni secondi la posizione di partenza, Tori ritorna nella posizione kyoshi chiusa, rimette a posto il braccio di Uke e, dopo aver controllato che sia tutto a posto, arretra di un passo fino a chikama dove torna ad aprire. Tori arretra solo fino a chikama quando l’attacco successivo è dalla stessa parte, mentre torna fino a toma quando deve alzarsi in piedi per cambiare posizione. Uke rimane a terra con la gamba sinistra piegata e le braccia distese lungo i fianchi.

Kata-gatame

Tori chiude ed avanza di un passo portandosi a contatto di Uke, quindi afferra il suo braccio destro ponendo la mano destra sotto il polso e la mano sinistra sopra il gomito (al contrario di quanto si fa nelle altre tecniche) e lo alza andando ad appoggiarlo contro la guancia destra di Uke. Inginocchia la gamba destra portando il ginocchio a contatto del corpo di Uke, appena sopra la cintura, piede destro puntato, gamba perpendicolare al corpo di Uke, ed appoggia la gamba sinistra distesa con il piede circa all’altezza della spalla di Uke, ad una distanza tale da poter assumere una posizione stabile. Fa passare il braccio destro sotto il collo di Uke ed afferra la propria mano con l’altra mentre chiude e controlla il braccio di Uke bloccandolo con la propria testa, che andrà poi ad appoggiare per terra. Si trova così in kata-gatame.

Primo metodo. Uke congiunge le mani e fa forza per allargare la stretta di Tori, nel tentativo di creare spazio entro il quale potersi girare a pancia in giù. Tori inginocchia anche la gamba sinistra, mantenendo entrambe i piedi puntati, per premere maggiormente e fare forza con le braccia.

Secondo metodo. Uke cerca di infilare il ginocchio destro al di qua della gamba destra di Tori per agganciarla. Tori si siede ed apre le gambe in una posizione analoga a quella di kesa-gatame.

Terzo metodo. Uke approfitta della debolezza di questa posizione e cerca di liberarsi facendo una capriola l’indietro. Tori torna a mettersi in ginocchio, ma con la gamba sinistra puntellata molto in avanti per contrastare l’azione di Uke. Uke dà il segnale di resa battendo due volte.

Terminata la tecnica Tori ritorna alla posizione di partenza, rimette a posto Uke, arretra fino a chikama, apre per un attimo, poi arretra ancora fino a toma, torna ad aprire e dopo un attimo chiude e si rialza in shizen-hon-tai.

Kami-shiho-gatame

Tori ruota di 45° verso la testa di Uke ed inizia a camminare partendo con la gamba sinistra. Si porta in shizen-hon-tai alla distanza toma dietro Uke e dopo un attimo scende in kyoshi. Effettua due passi fino a chikama, apre, attende un attimo e quindi richiude e si avvicina di un ulteriore piccolo passo. Si inginocchia mantenendo i piedi puntati e con un ampio gesto va ad afferrare la cintura di Uke con entrambe le mani, poi distende i piedi e tira un poco verso di sé mentre abbassa il proprio baricentro in modo da effettuare una pressione non dall’alto ma in senso diagonale. Si viene così a trovare in kami-shiho-gatame.

Primo metodo. Uke afferra una mano con l’altra al di sopra del collo di Tori e cercando di rotolare prima verso destra, poi verso sinistra, tenta di rovesciare Tori. Sul primo tentativo Tori resiste di forza, ma quando Uke cerca di sfruttare questa forza per ribaltare verso sinistra, si puntella distendendo in fuori la gamba sinistra.

Secondo metodo. Uke cerca di sfruttare la posizione un po’ più alta di Tori infilando un braccio sotto la sua gola per creare ancor più spazio e tentare quindi di girarsi a pancia in giù. Tori risponde appoggiando la fronte sul petto di Uke, con il sedere in alto, le gambe distese ed i piedi molto larghi per premere a terra Uke.

Terzo metodo. Uke appoggia entrambe le mani sulle spalle di uke e spinge per allontanarsi il più possibile da lui in modo da essere abbastanza libero da potersi avvolgere all’indietro ed agganciare con le gambe il corpo sollevato di Tori. Questi torna ad inginocchiarsi, ma in una posizione più lontana da Uke rispetto a quella di partenza. Uke dà il segnale di resa battendo due volte.

Terminata la tecnica Tori ritorna alla posizione di partenza, rimette a posto Uke, arretra fino a chikama, apre per un attimo, poi arretra ancora fino a toma, torna ad aprire e dopo un attimo chiude e si rialza in shizen-hon-tai.

Yoko-shiho-gatame

Tori ruota di 45° verso il lato destro di uke ed inizia a camminare partendo con la gamba sinistra. Si porta in shizen-hon-tai alla distanza toma di fianco ad Uke e dopo un attimo scende in kyoshi. Effettua due passi fino a chikama, apre, attende un attimo e quindi richiude e si avvicina di un ulteriore piccolo passo. Afferra il braccio destro di Uke, prendendolo con la mano destra sopra il polso e la mano sinistra sotto il gomito, lo apre e lo appoggia a terra in posizione perpendicolare rispetto al corpo. Da questo momento e fino al completamento dell’immobilizzazione dovrà sempre mantenere il controllo di una qualche parte di Uke con almeno una mano, cioè non dovrà mai staccarle entrambe da Uke. Avvicina il ginocchio sinistro portandolo in corrispondenza dell’ascella destra di Uke, sposta la mano sinistra a controllare la parte superiore del braccio destro di Uke, vicino all’ascella, inginocchia anche la gamba destra, tenendo ancora i piedi puntati, prende la cintura con la mano destra ed immediatamente dopo la va ad afferrare con la mano sinistra, palmo verso l’alto. Lascia la presa della mano destra, infila il braccio destro tra le gambe di Uke e torna ad afferrare la cintura che la mano sinistra gli porge, tenendo l’avambraccio destro il più possibile vicino al suolo. La mano sinistra passa poi sotto il collo di Uke e, mantenendogli la testa staccata dal suolo, afferra il bavero sinistro, pollice all’interno. Distende i piedi ed abbassa il proprio baricentro. Si viene così a trovare in posizione di yoko-shiho-gatame.

Primo metodo. Uke spinge con l’avambraccio sinistro sul collo di Tori, nel tentativo di allontanargli la testa quanto basta da poterla agganciare con una gamba. Tori sposta il proprio baricentro verso la parte superiore di Uke per contrastare il suo tentativo.

Secondo metodo. Uke approfitta del diminuito controllo sulla parte inferiore del corpo per cercare di infilare il ginocchio destro sotto Tori, nel tentativo di agganciargli una gamba. Tori si siede allargando le gambe in direzione delle gambe di Uke (posizionate come in ushiro-kesa-gatame) in modo da bloccare la gamba destra di Uke con la propria sinistra.

Terzo metodo. Uke sfrutta la nuova posizione di Tori per cercare di ribaltarlo, afferrandolo con la mano destra alla cintura e tirando fortemente verso la propria sinistra. Tori inverte nuovamente la posizione delle gambe, si sposta verso la testa di Uke, appoggia la fronte a terra all’altezza dell’ascella sinistra di Uke per puntellarsi e solleva in alto il sedere distendendo entrambe le gambe bene aperte. Uke dà il segnale di resa battendo due volte.

Terminata le tecnica, mentre si torna a mostrare la posizione di partenza, Uke rimette il braccio destro a terra perpendicolare al corpo, dove era stato posizionato da Tori. Tori poi si riporta in posizione kyoshi chiusa e rimette a posto quanto ha spostato di Uke. Non è necessario ripetere al contrario tutti i movimenti dell’andata, ma è opportuno afferrare il braccio di uke nello stesso modo, cosicché nel movimento di ritorno non si sia costretti ad incrociare le braccia. Tori quindi arretra fino a chikama, apre per un attimo, poi arretra ancora fino a toma, torna ad aprire e dopo un attimo chiude e si rialza in shizen-hon-tai.

Kuzure-kami-shiho-gatame

Tori ruota di 45° verso la testa di Uke ed inizia a camminare partendo con la gamba sinistra. Si porta in shizen-hon-tai alla distanza toma dietro Uke e dopo un attimo scende in kyoshi. Effettua due passi fino a chikama, apre, attende un attimo e quindi richiude e si avvicina di un primo piccolo passo verso la testa di Uke e successivamente di un ulteriore piccolo passo in diagonale portandosi a 45° rispetto ad Uke. Continuando a mantenere la gamba destra appoggiata sulla pianta del piede, afferra il braccio destro di Uke prendendolo con la mano destra sopra il polso e la mano sinistra sotto il gomito, se lo porta sotto l’ascella destra ed infilando il braccio destro sotto l’ascella destra di Uke va ad afferrare il colletto di Uke vicino alla spalla destra. Inginocchia a questo punto anche la gamba destra, tenendo ancora entrambe i piedi puntati, mentre con la mano sinistra va ad afferrare la cintura di Uke sul suo lato sinistro, passando sotto o in prossimità della sua spalla. Distende i piedi ed abbassa il proprio baricentro venendosi così a trovare in posizione di kuzure-kami-shiho-gatame.

Primo metodo. Uke porta la mano sinistra con l’incavo tra pollice ed indice sul lato sinistro del collo di Uke e la mano destra con l’incavo tra pollice ed indice all’altezza dell’inguine destro di Uke. Spinge con entrambe le braccia verso l’alto nel tentativo di creare spazio entro cui potersi girare. Tori distende la gamba destra per abbassare il baricentro. La testa rimane alzata.

Secondo metodo. Uke sfrutta il parziale risultato ottenuto cercando di infilare anche il ginocchio sinistro sotto la testa di Tori, per creare altro spazio. Tori torna ad inginocchiarsi in posizione simile a quella di partenza, abbassa la testa e porta più peso sopra Uke.

Terzo metodo. Uke cerca allora di sfruttare la situazione per ribaltare Tori. Afferra la cintura con la mano sinistra e tira fortemente verso la propria sinistra per rovesciarlo. Tori si sposta maggiormente dietro la testa di Uke, appoggia la fronte a terra all’altezza dell’ascella sinistra di Uke per puntellarsi e solleva il sedere distendendo le gambe a piedi aperti. Uke dà il segnale di resa battendo due volte.

Terminata la tecnica e la successiva dimostrazione della posizione di partenza, Tori ritorna nella posizione kyoshi chiusa dietro la spalla di Uke, rimette a posto il braccio e da qui torna fino a chikama con un solo passo, apre, richiude e quindi arretra di due passi fino a toma. Contemporaneamente Uke si riporta in kyoshi effettuando al contrario i movimenti fatti per scendere: si alza un poco verso la posizione seduta, appoggia la mano destra di fianco a sé e, reggendo il peso sul palmo della mano e sul piede sinistro, con un unico movimento in torsione si porta direttamente in kyoshi a gambe aperte. Uke e Tori devono giungere nella posizione aperta esattamente nello stesso istante. Successivamente entrambi rassettano il proprio judogi, se necessario.

2° gruppo: SHIME WAZA

Kata-juji-jime

Dopo un attimo di pausa Uke torna a scendere nella posizione sdraiata. Tori si alza in shizen-hon-tai, ruota di 45° verso il lato destro di Uke e comincia a camminare partendo con il piede sinistro. si porta in shizen-hon-tai alla distanza toma a lato di Uke, e dopo un attimo scende in kyoshi. Chiude, avanza di due passi fino a chikama, apre per un attimo e quindi torna a chiudere. Si avvicina di un ulteriore piccolo passo e porta il braccio destro di Uke di lato come aveva fatto in yoko-shiho-gatame. Anche qui deve evitare di lasciare la presa di entrambe le mani. Dopo aver appoggiato a terra il braccio di Uke, Tori avvicina il ginocchio, sposta la mano sinistra verso l’ascella per controllare la spalla, afferra con la mano destra il bavero sinistro di Uke e lo tende, quindi inserisce in profondità la mano sinistra, pollice all’esterno, ed afferra il bavero. A questo punto scavalca il corpo di Uke (mentre Tori scavalca, Uke per facilitargli il movimento può distendere per un attimo la gamba sinistra) e contemporaneamente sposta con la mano destra il braccio sinistro di Uke facendogli compiere un ampio movimento circolare; proseguendo questo movimento il braccio di Tori viene a trovarsi in modo naturale al di là del collo di Uke con la palma rivolta verso il basso. Tori afferra il bavero destro con il pollice all’interno, si abbassa su Uke ed esegue kata-juji-jime.

Nelle cinque tecniche di strangolamento il tentativo di difesa di Uke viene protratto soltanto per alcuni secondi, ma risulta inefficace e quindi Uke è costretto a battere. In questo caso Uke cerca di difendersi spingendo sulle braccia di Tori.

Sia in questo gruppo che nei successivi kansetsu-waza non è prevista, dopo la resa di Uke, una nuova dimostrazione della posizione di partenza. Terminata la tecnica, Uke appoggia nuovamente le braccia dove Tori le aveva posizionate e questi torna a scavalcare il corpo di Uke, rimette a posto il suo braccio sinistro, poi il destro prendendolo nello stesso modo dell’andata per non incrociare le braccia, quindi arretra fino a chikama, riapre per un attimo, richiude, arretra fino a toma, riapre e dopo un attimo chiude e si rialza in shizen-hon-tai.

Hadaka-jime

Tori ruota di 45° verso la testa di Uke ed inizia a camminare partendo con la gamba sinistra. Non appena Tori ha iniziato a muoversi, Uke si mette seduto; è importante che Uke si muova prontamente, altrimenti Tori sarebbe costretto a posizionarsi troppo lontano da lui. Uke piega entrambe le gambe, la sinistra, che era già precedentemente piegata, risulta molto piegata, inclinata lateralmente e con il piede posizionato sul fianco in corrispondenza del ginocchio della gamba sinistra, a sua volta un poco piegata ma tenuta in posizione quasi verticale, appena inclinata verso destra, con il piede appoggiato sulla pianta. Le mani vengono tenute sulle ginocchia, braccia rilassate. Tori si porta in shizen-hon-tai alla distanza toma dietro Uke e scende in kyoshi. Effettua due passi fino a chikama, apre, attende un attimo e quindi richiude e si avvicina di un ulteriore piccolo passo. Appoggia la tibia destra contro il lato destro della schiena di Uke per controllarne la posizione, poi con ampio movimento porta il braccio destro al di là del collo di Uke, parallelo alle sue spalle e fa scivolare il braccio sinistro in orizzontale, con la palma rivolta verso l’alto, sopra la spalla sinistra di Uke fino a poter afferrare le due mani una con l’altra. Appoggia quindi la guancia contro la testa di Uke e comincia a stringere il suo collo tra il braccio, l’avambraccio e la propria testa, effettuando hadaka-jime. Nell’eseguire lo strangolamento si inclina lievemente all’indietro, senza però spostare i piedi.

Uke può cercare di difendersi ad esempio inserendo entrambe le mani dal davanti all’interno dell’avambraccio destro di Tori e tirando verso il basso per allentare la presa, ma dopo pochi secondi, vista l’inutilità della sua reazione, è costretto ad arrendersi ed avendo la braccia impegnate nella difesa, batte due volte al suolo con il piede destro.

Terminata la tecnica, Tori arretra fino alla posizione di chikama, dove torna ad aprire.

Okuri-eri-jime

Tori chiude, si avvicina di un piccolo passo ed appoggia la tibia destra contro la schiena di Uke. Infila la mano sinistra sotto l’ascella sinistra di Uke e va ad afferrarne il bavero sinistro tendendolo verso il basso. Con il braccio destro circonda il collo di Uke fino a poter afferrare con la mano il suo bavero sinistro più in alto possibile, pollice all’interno. A questo punto sposta la mano sinistra sull’altro bavero, pollice all’interno e tira con entrambe le mani torcendo i polsi per effettuare okuri-eri-jime. Contemporaneamente effettua un piccolo spostamento indietro con entrambe le gambe (prima la sinistra) per squilibrare Uke ed aumentare l’effetto dello strangolamento. Uke viene così a trovarsi inclinato all’indietro, appoggiato sulla gamba di Tori. Si può aggiungere anche una lieve torsione verso destra per aumentare l’effetto della trazione.

Uke cerca di difendersi ad esempio aggrappandosi con entrambe le mani al braccio destro di Tori e tirando verso il basso per allentare la presa, ma vista l’inutilità della sua reazione batte due volte al suolo con il piede destro.

Terminata la tecnica, Tori avanza nuovamente (prima con la destra) rimettendo a posto Uke, poi arretra fino alla posizione di chikama, dove torna ad aprire.

Kata-ha-jime

Tori chiude, si avvicina di un piccolo passo ed appoggia la tibia destra contro la schiena di Uke. Infila la mano sinistra sotto l’ascella sinistra di Uke e va ad afferrarne il bavero sinistro tendendolo verso il basso. Con il braccio destro circonda il collo di Uke fino a poter afferrare con la mano il suo bavero sinistro più in alto possibile, pollice all’interno. Successivamente allarga un poco l’avambraccio sinistro fino a portarlo nell’incavo del gomito di Uke ed alzandolo lo infila in profondità dietro al collo di Uke fino a farlo passare sotto il proprio braccio destro, eseguendo così kata-ha-jime. Contemporaneamente effettua un’ampia rotazione con la gamba destra, facendo perno sul ginocchio sinistro, per aumentare la trazione del braccio; nel farlo deve badare di non perdere il contatto tra il proprio petto e la schiena di Uke, conservando il busto ben eretto.

Uke può cercare di difendersi ad esempio prendendosi una mano con l’altra per far forza sul braccio sinistro di Tori ed impedirne il movimento. Dopo qualche secondo, vista l’inutilità del tentativo, batte due volte al suolo con il piede destro.

Terminata la tecnica, Tori rimette a posto Uke, poi arretra fino alla posizione di chikama, apre, si ferma un attimo, quindi chiude ed arretra fino a toma, riapre e dopo un attimo chiude e si rialza in shizen-hon-tai.

Gyaku-juji-jime

Tori ruota di 45° verso il lato destro di uke ed inizia a camminare partendo con la gamba sinistra. Mentre Tori cammina Uke torna a sdraiarsi mantenendo la gamba sinistra un poco piegata. Tori si porta in shizen-hon-tai alla distanza toma di fianco ad Uke e dopo un attimo scende in kyoshi. Effettua due passi fino a chikama, apre, attende un attimo e quindi richiude e si avvicina di un ulteriore piccolo passo; afferra il braccio destro di Uke e lo posiziona di lato come aveva fatto in kata-juji-jime. Successivamente Tori avvicina il ginocchio sinistro, sposta la mano sinistra verso l’ascella per controllare la spalla, afferra con la mano destra il bavero sinistro di Uke e lo tende, quindi inserisce in profondità la mano sinistra, pollice all’esterno, ed afferra il bavero. A questo punto scavalca il corpo di Uke e contemporaneamente sposta con la mano destra il braccio sinistro di Uke, interrompendo però il movimento quando il braccio si trova circa perpendicolare al corpo. Immediatamente porta la mano destra direttamente in direzione del bavero destro di Uke, palmo verso l’alto, e lo afferra con il pollice all’esterno, quindi si piega sopra Uke ed effettua gyaku-juji-jime.

Uke per difendersi spinge fortemente sul gomito destro di Tori per neutralizzarne l’azione. Tori sotto l’effetto della spinta rotola di lato, sempre aggrappato ad Uke che viene trascinato insieme, e non appena la sua schiena comincia a far specchio alla materassina (cioè appena superata la verticale, prima di arrivare ad essere con tutta la schiena a terra) Tori approfitta della situazione per riprendere l’iniziativa, controlla Uke con le gambe e si solleva dal suolo appendendosi ad Uke per aumentare la trazione delle braccia e concludere lo strangolamento.

Uke batte due volte al suolo o sul corpo di Tori, poi entrambi, aiutandosi per eseguire il movimento con eleganza, rotolano fino alla posizione di partenza. Uke quindi appoggia nuovamente le braccia dove Tori le aveva posizionate e questi torna a scavalcare il corpo di Uke, riprende la posizione kyoshi chiusa, rimette a posto il suo braccio sinistro, poi il destro prendendolo nello stesso modo dell’andata per non incrociare le braccia, quindi arretra fino a chikama dove riapre, poi dopo un attimo chiude ed arretra fino a toma, dove torna a riaprire. Richiude e si alza in shizen-hon-tai, poi ruota di 45° verso la testa di Uke e cammina, partendo con il piede sinistro per portarsi in shizen-hon-tai alla distanza toma dietro di lui. Dopo un attimo scende in kyoshi. Contemporaneamente Uke si riporta in kyoshi effettuando al contrario i movimenti fatti per scendere. Uke e Tori devono giungere nella posizione aperta esattamente nello stesso istante. Successivamente entrambi rassettano il proprio judogi, se necessario.

3° gruppo: KANSETSU WAZA

Ude-garami

Dopo un attimo di pausa Uke torna a sdraiarsi nel modo già visto ed un attimo dopo Tori chiude e si rialza in shizen-hon-tai. Tori ruota di 45° verso il lato destro di Uke ed inizia a camminare partendo con la gamba sinistra, si porta in shizen-hon-tai alla distanza toma di fianco ad Uke e dopo un attimo scende in kyoshi. Effettua due passi fino a chikama, apre, attende un attimo e quindi richiude e si avvicina di un ulteriore piccolo passo; afferra il braccio destro di Uke, mano destra sopra il polso e sinistra sotto il gomito, e lo posiziona di lato. Non appena ha terminato di posizionare il braccio, mentre Tori lascia la presa e si avvicina col ginocchio sinistro, Uke prende appoggio su questo braccio ed attacca Tori con il braccio sinistro cercando di afferrarlo al bavero sinistro. Prima che Uke giunga a fare la presa, Tori intercetta il suo movimento con la mano sinistra, afferra con questa il polso di Uke e lo riporta al suolo sul fianco sinistro di Uke. Si dispone di traverso sopra Uke, con entrambe le gambe inginocchiate, i piedi puntati, in una posizione in cui possa controllare agevolmente il corpo di Uke. Fa passare l’avambraccio destro sotto il braccio di Uke e lo blocca in ude-garami.

In questo gruppo la difesa di Uke è appena accennata, la leva ha effetto immediato e quindi non si ha quasi il tempo di vedere la reazione. In questo caso Uke può ad esempio torcersi un poco verso sinistra e cercare di chiudere il braccio per farlo scivolare al di qua del braccio destro di Tori; nel contempo si inarca per diminuire l’effetto della leva. Immediatamente dopo batte due volte sul corpo di Tori.

Terminata la tecnica, Uke rimette il braccio sinistro dove Tori l’aveva posizionato e questi lo rimette a posto, poi Tori arretra fino a chikama e torna ad aprire.

Ude-hishigi-juji-gatame

Tori chiude e si avvicina di un piccolo passo. Prima che abbia completato questo passo, Uke lo attacca con il braccio destro cercando di afferrare il bavero sinistro. Tori afferra il polso con entrambe le mani, porta il piede destro di piatto sotto la scapola di Uke e, prendendo appoggio su questo piede, scavalca con l’altra gamba la testa di Uke, si siede il più vicino possibile al proprio tallone e si distende all’indietro effettuando ude-hishigi-juji-gatame. La tecnica viene effettuata premendo sul gomito di Uke con l’addome mentre si tiene bloccato il suo braccio stringendolo tra le gambe.

Uke tenta di difendersi, ad esempio ruotando l’intero corpo verso l’esterno per allinearsi con il braccio in leva e diminuire l’efficacia dell’azione, ma non riesce a farlo ed un attimo dopo è costretto a battere due volte.

Terminata la tecnica, Uke si riporta in posizione di partenza, se necessario a seguito del suo tentativo di liberarsi, poi Tori, facendo forza sul braccio di Uke per rialzarsi elegantemente, senza appoggiare le mani a terra, si rimette inginocchiato, nella posizione kyoshi chiusa, quindi arretra fino a chikama, dove torna ad aprire. Uke dovrebbe rimettersi a posto da solo, poiché nessuna parte del suo corpo è stata spostata da Tori.

Ude-hishigi-ude-gatame

Tori chiude e si avvicina di un piccolo passo, poi afferra il braccio destro di Uke e lo posiziona di lato. Non appena ha terminato di posizionare il braccio, mentre Tori si avvicina col ginocchio sinistro ed è ancora un po’ chinato in avanti, Uke prende appoggio su questo braccio ed attacca Tori con il braccio sinistro afferrandogli il colletto sul lato destro. Tori controlla immediatamente il corpo di Uke con il ginocchio destro mentre con la mano destra va ad afferrare e torcere il gomito di Uke portandolo verso il davanti. Contemporaneamente con il capo blocca la mano di Uke appoggiata sulla sua spalla e si raddrizza un poco per distendere completamente il braccio di Uke. A questo punto applica la mano sinistra sopra la sua destra e con entrambe preme sul gomito di Uke effettuando ude-hishigi-ude-gatame. Tori deve mantenere un poco di spazio tra il braccio di Uke ed il proprio petto, ma non una distanza eccessiva.

Uke può tentare di difendersi ad esempio cercando di sfilare il braccio e di piegarlo, ma non riuscendovi è costretto a battere due volte.

Terminata la tecnica, Uke riappoggia il braccio destro dove Tori l’aveva posizionato e questi lo rimette a posto, poi arretra fino a chikama, apre e dopo un attimo richiude ed arretra fino a toma, apre, richiude ed infine si rialza in shizen-hon-tai.

Ude-hishigi-hiza-gatame

Tori ruota di 45° verso la testa di Uke ed inizia a camminare partendo con la gamba sinistra. Giunto in toma si ferma un attimo in shizen-hon-tai e quindi scende in posizione kyoshi; contemporaneamente allo spostamento di Tori, Uke si rialza dalla posizione sdraiata mettendosi anch’egli in kyoshi: devono coordinare i loro movimenti in modo da giungere contemporaneamente nella posizione aperta. Tori chiude ed effettua due passi per portarsi in chikama, dove torna ad aprire. Quindi entrambi chiudono ed effettuano un piccolo passo per portarsi alla distanza necessaria a poter effettuare la presa. La presa viene completata dalla posizione chiusa, ma successivamente Uke allarga un poco la posizione della gamba destra: non è una vera apertura ma sembra più un aggiustamento per mantenere meglio l’equilibrio.

Tori lascia la presa della mano sinistra e, passando dall’interno, avvolge il braccio destro di Uke bloccandone il polso sotto l’ascella. Successivamente appoggia la pianta del piede destro contro l’inguine sinistro di Uke per bloccarlo e, torcendosi verso destra, si sdraia in una direzione circa perpendicolare all’asse del kata, costringendo Uke a piegarsi in avanti. Uke cade battendo con la mano sinistra (mae-ukemi) e rimane con l’addome un poco staccato da terra. Tori appoggia la pianta del piede sinistro sulla schiena di Uke e preme verso terra costringendo Uke a sdraiarsi completamente, poi appoggia il ginocchio sinistro, con la gamba piegata, sul gomito di uke e preme per effettuare ude-hishigi-hiza-gatame.

Uke può ad esempio provare a difendersi cercando di ruotare con il corpo verso sinistra, allontanandosi da Tori nel tentativo di sfilare il braccio, ma ne è impedito dalla presa di Tori al bavero, e quindi è costretto a battere due volte al suolo.

Terminata la tecnica Tori ed Uke, aiutandosi reciprocamente, tornano nella posizione kyoshi ad una distanza di circa tre piedi, quindi chiudono e si rialzano in shizen-hon-tai.

Ashi-garami

Entrambi effettuano un piccolo passo in avanti con la gamba destra e si afferrano in presa fondamentale. Tori entra in tomoe-nage. Uke si difende avanzando ulteriormente col piede destro e inarcandosi un poco abbassa il proprio baricentro e resiste tirando all’indietro. Tori approfitta di questa trazione per infilarsi il più possibile sotto Uke, poi sposta il piede destro dall’addome di Uke all’interno del suo ginocchio sinistro e lo spinge verso l’esterno mentre con le braccia tira Uke verso l’avanti per costringerlo a cadere. Uke cade battendo con la mano sinistra in mae-ukemi. Contemporaneamente, appena Uke comincia ad inclinarsi in avanti, Tori avvolge la propria gamba sinistra intorno a quella destra di Uke portando il piede all’altezza dello stomaco; è importante che nel corso di questi movimenti Tori non perda la presa della mano destra al bavero. Appena giunti a terra Tori infilerà sempre più in profondità la gamba sinistra sotto il corpo di Uke portandone il leva l’anca con la tecnica ashi-garami.

Uke può cercare di difendersi ad esempio allontanandosi verso sinistra per tentare di piegare la gamba, ma non riuscendovi è costretto a battere due volte sul corpo di Tori.

Terminata la tecnica Tori ed Uke, aiutandosi reciprocamente, tornano nella posizione kyoshi alla massima distanza possibile (circa 5 piedi). Tori chiude, quindi arretra di due passi fino a toma, dove torna ad aprire. Successivamente anche Uke chiude ed arretra di un ampio passo (lo stesso che aveva effettuato all’inizio del kata), poi riapre venendosi così a trovare a due materassine (12 piedi) di distanza da Tori. Entrambi rassettano il proprio judogi, se necessario, quindi chiudono e si rialzano contemporaneamente in shizen-hon-tai.

Entrambi effettuano contemporaneamente un ampio passo indietro, partendo con il piede destro, per giungere alla distanza di tre materassine (18 piedi) in posizione a piedi uniti. Effettuano quindi za-rei, si rialzano, ruotano insieme verso il lato d’onore e concludono con ritsu-rei.