Periodo Muromachi (1392-1568)

Con gli shogun della famiglia Ashikaga, che detennero il potere fino al 1573, la sede shogunale fu trasferita da Kamakura a Kyoto, per meglio tenere sotto controllo la corte imperiale. Questo fu un errore perché, come era già accaduto ai Taira ed ai Fujiwara, i lussi e le mollezze della vita di corte tolsero progressivamente le energie alla casta militare e, cosa ancor più grave, si indebolirono i contatti con le casate che controllavano le province, fonti delle risorse economiche e del reclutamento degli armati. Soltanto i primi shogun, e soprattutto il terzo shogun, Yoshimitsu, grazie alla propria abilità, riuscirono a mantenere legate a sé le famiglie che li avevano aiutati a conquistare il potere ed a conservare la pace nel paese per quasi un secolo. Yoshimitsu fu anche un illuminato mecenate che favorì ogni forma di arte; egli si fece costruire una lussuosa residenza nel quartiere Muromachi di Kyoto, da cui prende il nome il periodo che va dallo scisma di Yoshino alla caduta degli Ashikaga. I suoi successori non furono però altrettanto abili e dedicarono i loro sforzi unicamente alla ricerca del lusso e del piacere; il paese stava attraversando un periodo di carestie ed epidemie che stremavano la popolazione ed a queste si sommavano le esorbitanti tasse imposte dallo shogun. Le frequenti rivolte dei contadini sfoceranno infine in un torbido periodo di guerra civile che come vedremo durerà cento anni.

Profondi mutamenti economici si erano venuti a creare anche in seguito alla inarrestabile crisi del sistema degli shoen. Gli shoen erano quegli appezzamenti di terreno, originariamente di proprietà dei nobili, che erano stati dati in gestione ai contadini in cambio del pagamento di una forte tassa sul raccolto. Come abbiamo visto, agli amministratori imperiali si erano affiancati gli amministratori shogunali, gli jito, che, con ancor maggior efficienza, esigevano la loro quota di tassa. Col passare del tempo ed il crescere delle richieste degli jito, i contadini si erano visti costretti a cedere loro parte delle terre per pagare il debito. I jito erano così divenuti proprietari terrieri, ma venivano a loro volta espropriati dagli shugo, amministratori militari che potevano riscuotere metà delle rendite per finanziare gli eserciti. Il potere amministrativo degli shugo crebbe fino a trasformarli in grandi proprietari e signori feudali, i daimyo, mentre gli jito, privati delle terre, divennero semplici guerrieri al loro servizio: i samurai. Il termine samurai, anche se al giorno d’oggi viene utilizzato come sinonimo di bushi per indicare genericamente il guerriero, originariamente era stato coniato per questi bushi che avevano perso le loro terre ed erano divenuti servitori dei daimyo.

Lo sviluppo di queste nuove signorie locali indipendenti portò al progressivo indebolimento non solo della nobiltà di corte ma degli stessi Ashikaga che non avevano più forze su cui contare. La famiglia imperiale e quella shogunale divennero così povere che la salma di un imperatore rimase senza sepoltura per oltre un mese in attesa di trovare i fondi necessari per il funerale. La mancanza di un potere centrale portò ad uno stato generale di anarchia caratterizzato da continue guerre tra i diversi signorotti locali che durò per oltre un secolo: il periodo Sengoku, o del paese in guerra. Sono ambientati in questo periodo la maggior parte dei film giapponesi sulle gesta dei samurai.

Nella seconda metà del XVI secolo approdarono in Giappone i primi navigatori occidentali. Questo portò subito tre importanti cambiamenti: l’introduzione delle armi da fuoco, la riapertura del commercio con l’estero e l’ingresso dei missionari cattolici. Ciascuna di queste attività, in mancanza di un solido governo centrale, era affidata all’iniziativa dei singoli daimyo che favorivano gli scambi con l’occidente laddove questi potevano accrescere la ricchezza ed il potere del proprio feudo; anche la conversione al cattolicesimo fu incentivata da alcuni daimyo per ingraziarsi i commercianti occidentali ed i potentissimi gesuiti che li accompagnavano. Questo legame tra religione cattolica ed interessi dei singoli daimyo porterà però in seguito al bando del cristianesimo dal Giappone ed alla persecuzione dei convertiti.

Battaglia tra samurai del periodo Sengoku