KAESHI – WAZA

 

I kaeshi-waza sono le tecniche di contraccolpo, rappresentano cioè i modi per sfruttare a nostro vantaggio l’attacco di uke. La premessa indispensabile all’effettuazione di un kaeshi-waza è che l’attacco di uke, per suo errore o per bravura di tori, fallisca. La situazione che si viene a creare in seguito a tale fallimento viene sfruttata da tori per un proprio attacco. Per poter parlare di kaeshi-waza occorre però che questo secondo attacco avvenga non solo senza soluzione di continuità rispetto all’azione di uke, ma soprattutto che risulti evidente l’utilizzo da parte di tori di una qualche opportunità offerta dal movimento di uke. Vi dev’essere cioè una conseguenza logica tra le due azioni; in caso contrario dovremo considerarle come due attacchi tra loro indipendenti. Anche l’analisi dei kaeshi rientra quindi nel più ampio discorso di come creare o sfruttare un’opportunità, ed è da questo punto di vista che lo prenderemo in esame.

Il metodo da noi proposto per lo studio dei kaeshi-waza prevede la suddivisione in quattro gruppi:

 

  1. NAGE WAZANAGE WAZA:               Ad una tecnica di proiezione si risponde con una tecnica di proiezione
  2. NAGE WAZA KATAME WAZA:          Ad una tecnica di proiezione si risponde con una tecnica di controllo
  3. KATAME WAZA KATAME WAZA:     Ad una tecnica di controllo si risponde con una tecnica di controllo
  4. KATAME WAZA NAGE WAZA:          Ad una tecnica di controllo si risponde con una tecnica di proiezione

 

All’interno del primo gruppo effettuiamo una ulteriore suddivisione in base al momento in cui, nella dinamica dell’azione di uke, si crea l’occasione favorevole da sfruttare a nostro vantaggio. Il momento determinerà quindi il tipo di opportunità che ci viene offerto. Occorre prestare attenzione al fatto che l’impostazione da noi proposta pone maggiormente l’accento sul modo di sfruttare il fallimento dell’attacco di uke che non sul modo di farlo fallire. Infatti, anche se alcuni dei nomi che utilizzeremo per classificare i diversi principi assomigliano ai nomi delle tre difese (go – chowa – yawara), non è assolutamente al tipo di difesa che facciamo riferimento ma al modo di sfruttare l’opportunità che si viene a creare.

 

NAGE VAZA → NAGE WAZA

Possiamo suddividere lo studio di questo gruppo secondo cinque principi, in funzione del momento in cui viene applicata la tecnica di kaeshi. In realtà l’esame dei cinque diversi momenti in cui possiamo applicare il kaeshi non è che il primo approccio al nostro studio. Per approfondirne la comprensione bisogna realizzare che in ciascuno di questi cinque momenti si potranno individuare altrettanti tipi di opportunità ben diversi tra di loro. A volte l’esatta tempistica può non essere immediatamente evidente, ma è il tipo di opportunità applicato che caratterizza ciascun principio.

 

1) ANTICIPARE

Si sfrutta l’azione di tsukuri di uke, prima che inizi il kake. Il principio è proprio di utilizzare, esagerandolo, il movimento che uke pone in essere per preparare il proprio attacco, prima della sua azione di kake. Per sfruttare questo tipo di opportunità occorre che l’azione di tori non solo avvenga precocemente, durante il movimento di tsukuri di uke, ma anche che effettivamente utilizzi, si adatti, sfrutti tale movimento. Non rientreranno in questo gruppo le azione che, pur essendo condotte con la stessa tempistica, si oppongano al movimento di uke, e quindi sfruttino in modo diverso l’opportunità.

Esempi:

seoi-nage → de-ashi-barai — spazzare il piede avanzante di uke sul suo primo passo di tsukuri
o-soto-gari → sasae-tsurikomi-ashi — bloccare il piede avanzante di uke sul suo primo passo di tsukuri
tomoe-nage → ko-soto-gari — falciare il piede avanzante di uke sul suo primo passo di tsukuri

Per dimostrare questo principio è consentito fare ripetere due o tre volte l’attacco di uke per prendere visione del movimento che intende fare e quindi poterlo prevenire.

 

2) SCHIVARE

All’inizio dell’azione di kake, tori si sottrae, mandando a vuoto il movimento di uke. Per effetto della repentina mancanza di un oggetto su cui scaricare la propria energia, l’attacco di uke risulta eccessivo e lo porta a squilibrarsi: di ciò approfitta tori per il kaeshi. Il principio è proprio quello di sfruttare lo squilibrio conseguente al non trovare l’oggetto su cui uke intendeva scaricare il proprio attacco. Non è sufficiente schivare l’attacco ma occorre poi sfruttare la situazione nella direzione in cui uke è rimasto squilibrato dalla propria foga, farlo precipitare nel vuoto che si è venuto a creare. Se quindi dopo aver schivato andremo a sfruttare una opportunità diversa da quella del suo naturale squilibrio, dovremo classificare il kaeshi in un diverso principio. L’azione diventa tanto più evidente, quanto più è intenso il movimento di uke, quasi finisse poi per cadere da solo.

 

Esempi:

de-ashi-barai → tsubame-gaeshi — uke spazza a vuoto e viene poi a sua volta spazzato
uchi-mata → tai-otoshi sin. — uke colpisce a vuoto con la gamba destra e rimane squilibrato in avanti con tutto il peso sul piede sinistro
o-uchi-gari → uki-waza — uke falcia a vuoto rimanendo squilibrato in avanti

 

3) APPROFITTARE

L’occasione propizia viene fornita un attimo più tardi, quando uke crede di riuscire a concludere la proiezione e quindi si accinge a mettere tutta la propria energia nella fase finale del kake. Tori aveva in realtà mantenuto la padronanza del proprio equilibrio e può quindi sfruttare l’azione finale di uke. Anche se il momento di intervento è verso la fine dell’azione di uke, tori deve già dall’inizio prepararsi a sfruttarlo: non può deciderlo quando è già in volo. Il principio è quindi quello di sfruttare a proprio vantaggio l’azione conclusiva di uke. Non è la stessa cosa della difesa yawara: la difesa sfrutta l’azione di uke per neutralizzare l’attacco, mentre qui la sfruttiamo per contrattaccare; a volte le due cose coincidono, ma non necessariamente.

 

Esempi:

ko-uchi-gari → hiza-guruma — uke si squilibra in avanti per concludere la proiezione e tori ne approfitta
koshi-guruma → yoko-guruma —  uke si butta in avanti nel tentativo di schiacciare verso terra il collo di tori e questi cede improvvisamente squilibrandolo
hiza-guruma → kuchiki-daoshi — uke si squilibra indietro per effettuare la fase conclusiva della proiezione.

 

4) BLOCCARE

Tori interrompe di forza l’azione di uke. La nuova situazione, generalmente statica, consentirà poi di essere sfruttata per un attacco: l’opportunità di questo attacco sarà quindi temporalmente più ritardata rispetto alle situazioni precedenti. In questo principio vengono comprese anche tutte quelle situazioni in cui l’attacco di tori non sfrutta il movimento di uke ma si oppone ad esso con un’azione più forte; in questo caso potremo dire che è la tecnica di tori che blocca quella di uke. Queste situazioni speciali presentano tempi di esecuzione spesso più veloci rispetto al classico bloccaggio, ma vengono inserite in questo gruppo per l’evidente azione di contrasto insita nell’attacco di tori. Il principio è quindi quello di bloccare, di contrastare l’azione di uke, sia con la propria forza che con quella della propria tecnica.

Esempi:

seoi-nage → o-tsuri-goshi — tori blocca l’entrata di uke con la mano alla cintura, quindi si sposta davanti ad uke ed attacca a sua volta
hiza guruma → o-uchi-gari — tori blocca l’azione di uke afferrando la sua gamba, quindi contrattacca
seoi-nage → tani-otoshi — tori schiva l’entrata di uke quindi lo blocca e rientra in tani-otoshi. Non è SCHIVARE perché tori dopo aver schivato l’attacco non prosegue sfruttando lo squilibrio così ottenuto ma interrompe il movimento di uke e forza la proiezione in direzione contraria. 

Esempi relativi alla seconda modalità (tecnica blocca tecnica):

o-soto-gari → o-soto-guruma — tori falcia al volo la gamba di appoggio di uke. Non è ANTICIPARE perché tori non sfrutta il movimento di entrata di uke ma lo contrasta.
hane-goshi → ushiro-goshi —  tori sfrutta l’entrata di uke per meglio sollevarlo. Ciononostante non è ASSECONDARE perché è evidente l’effetto di contrasto reciproco tra la  tecnica di tori e quella di uke, la più forte delle quali prevale.

 

5) BLOCCARE E SEGUIRE

Tori blocca o comunque neutralizza l’attacco di uke. Quando uke tenta velocemente di disimpegnarsi e riguadagnare la posizione di partenza, tori lo segue sfruttando questo movimento di ritorno. Non è sufficiente attaccare uke dopo che questi ha terminato il proprio attacco ma bisogna dimostrare che questa azione sfrutti proprio il movimento di ritorno di uke, altrimenti diventano due attacchi tra di loro indipendenti. Il principio è quindi quello di sfruttare il movimento veloce che uke applica per allontanarsi da tori: bisogna esagerare questo movimento mentre è in atto e non dopo che è finito.

Esempi:

hane-goshi → hane-goshi — tori sfrutta il ritorno di uke per squilibrarlo in avanti
hane goshi → harai-tsurikomi-ashi — tori sfrutta il movimento di uke per spazzargli le gambe
okuri-ashi-barai → okuri-ashi-barai — tori sfrutta lo spostamento istintivo di uke per spazzarlo al ritorno
 seoi-nage → uki-goshi sin. —  tori sfrutta la componente circolare del movimento di ritorno di uke

 

 

NAGE WAZA → KATAME WAZA

L’attacco di uke può essere direttamente neutralizzato mediante una tecnica di controllo oppure la situazione risultante dopo il fallimento dell’attacco può essere sfruttata per un controllo successivo. Si può dimostrare questo principio sfruttando diversi tipi di opportunità:

 

a) La tecnica di kaeshi-waza viene effettuata nella posizione in piedi, utilizzando uno shime od un kansetsu-waza.

Esempio:

ippon-seoi-nage → hadaka-jime —  tori lascia scivolare il braccio intorno al collo di uke ed effettua lo stran-golamento

 

b) Uke va intenzionalmente a terra per effettuare una tecnica di sutemi-waza. Sul fallimento di questa, tori contrattacca con una qualsiasi tecnica di controllo.

Esempio:

tomoe-nage → yoko-shiho-gatame — tori schiva l’attacco di uke e lo segue a terra immobilizzandolo

c) Uke si squilibra nel corso del proprio attacco consentendo così a tori di portarlo a terra e proseguire in ne-waza. In questo caso deve essere evidente che uke si è posto da solo in condizione di essere squilibrato, altrimenti verremmo penalizzati per trascinamento. Non si deve invece aiutare la caduta di uke con una qualsiasi azione di nage-waza altrimenti questa diverrebbe il vero kaeshi-waza e la successiva azione di controllo un renraku-waza.

Esempio:

de-ashi-barai → kesa-gatame — tori manda a vuoto l’attacco di uke il quale rimane squilibrato dalla propria foga; approfittando di ciò, tori lo porta a terra e lo immobilizza.

 

 

KATAME WAZA → KATAME WAZA

Viene dimostrato generalmente a terra ma si può pensare a qualche esempio anche nella posizione in piedi. Occorre utilizzare una tecnica più efficace di quella applicata da uke oppure una tecnica che nel corso della sua esecuzione neutralizzi l’attacco di uke. Il semplice liberarsi da una tecnica di immobilizzazione per immobilizzare a nostra volta l’avversario non sarà considerato kaeshi a meno di dimostrare una particolare abilità: infatti se si rende necessaria una lunga manovra per liberarsi dall’immobilizzazione, sarà questa manovra la vera controtecnica.

Esempi:

yoko-shiho-gatame → sankaku-jime — allontanare la testa di uke ed agganciarla con le proprie gambe
kami-shiho-gatame → sode-guruma-jime — da sotto infilare un braccio davanti ed uno dietro al collo di uke afferrandosi le maniche. 
tsukkomi-jime → ude-hishigi-waki-gatame — eseguendo entrambe le tecniche dalla posizione in piedi

 

 

KATAME WAZA → NAGE WAZA

 L’attacco di uke deve essere effettuato dalla posizione in piedi per poter rispondere con una tecnica di proiezione. Si possono considerare quindi soltanto leve e strangolamenti. Nel caso di un attacco con shime waza si ha in genere tempo sufficiente per valutare la situazione e reagire secondo l’opportunità che ci viene offerta; occorrerà però muoversi in modo da diminuire l’efficacia dell’azione di uke e non strangolarsi da soli nel tentativo di contrattaccare. Nel caso invece di un kansetsu waza la nostra reazione dovrà essere più tempestiva, prima che la leva venga completata o l’efficacia di questa ci impedirà di proseguire.

Esempi:
tsukkomi-jime → sode-tsurikomi-goshi — ruotare il busto e spingere il gomito di uke per neutralizzare lo stran-golamento, poi entrare con una tecnica d’anca.
ryote-jime → tomoe-nage — abbassarsi per diminuire l’efficacia, quindi entrare in tomoe-nage
ude-hishigi-waki-gatame → sukui-nage — prima che l’azione di uke sia conclusa, piegare il braccio in leva attorno alla vita di uke e, portandosi con l’anca dietro di lui, effettuare sukui-nage