Scrivere il proprio nome in giapponese
In giapponese oltre ai Kanji (i caratteri ideografici) esistono due diversi alfabeti sillabici, katakana ed hiragana, dei quali il primo viene utilizzato espressamente per i nomi propri e le parole di origine straniera mentre il secondo si impiega soprattutto per scopi grammaticali ma, all’occorrenza, anche per mostrare la corretta lettura di kanji poco noti.
Dovremo quindi utilizzare il katakana, che è composto da 45 suoni puri, da altri 25 suoni addolciti e da un certo numero di dittonghi e di suoni modificati. Recentemente sono state introdotte anche alcune combinazioni di caratteri per meglio riprodurre suoni non nativi giapponesi.
Nonostante questa ricchezza di possibilità, non risulta sempre possibile riprodurre fedelmente le parole delle lingue occidentali. Ad esempio un equivalente esatto della “L” o della “V” non esiste; le consonanti giapponesi, tranne la “N”, sono sempre appoggiate ad una vocale, quindi non esistono consonanti singole; alcune combinazioni di suoni mancano proprio. Nella trascrizione dei nomi siamo quindi frequentemente costretti ad utilizzare caratteri che si avvicinino il più possibile al suono desiderato senza però poterlo rendere perfettamente. Spesso queste approssimazioni possono risultare diverse, secondo la differente sensibilità dei vari autori. I giapponesi sono molto pragmatici, si accontentano che il suono sia comprensibile, mentre noi occidentali tendiamo a ricercare una maggior precisione.